Capire la tipologia del terreno
Un orto familiare coltivato come hobby non richiede necessariamente di far analizzare la terra in laboratorio. L’analisi è un modo sicuro per sapere che tipo di terreno abbiamo ed è molto interessante, tuttavia comporta una spesa non indifferente (dai 50 ai 300 euro a seconda di quanto è approfondita).
Ci sono fortunatamente vari modi per farsi un’idea riguardo le caratteristiche del proprio suolo in modo autonomo, senza spese. Se si coltivano grandi estensioni per fare agricoltura da reddito diventa invece importante e vantaggioso investire in un’analisi professionale, prelevando campioni di terra da portare in laboratorio.
Alla vista possiamo già osservare alcune caratteristiche, un occhio esperto valuta il terreno in base a quanto si compatta e a come si comporta durante le piogge. Un suolo sassoso o ghiaioso ovviamente si distingue a prima vista per la quantità di ciotoli, mentre un terreno torboso è scuro soprattutto in superficie, soffice al tatto e di consistenza grumosa (si noteranno scarti vegetali non del tutto decomposti).
Un metodo empirico “fai da te” per valutare la granulometria si fa con un semplice bicchiere, mentre il pH si rileva con una semplice cartina tornasole. Per altre informazioni sulla valutazione del substrato si veda l’articolo dedicato all’analisi del suolo.
Valutare la tessitura
Una prima valutazione rapida consiste nello stringere nel pugno una manciata di terra del nostro futuro orto: se si compatta e poi si disgrega con difficoltà abbiamo a che fare con un terreno argilloso, viceversa se non si riesce a formare un blocco il terreno sarà sciolto e sabbioso.
Per valutare meglio la tessitura del terreno possiamo anche fare un semplice test con l’aiuto di un bicchiere o un vasetto trasparente.
Prelevare alcuni campioni di terra, scegliendoli in vari punti dell’orto. La terra va presa non in superficie ma sotto al livello, dai 5 ai 20 cm di profondità.
Mescolare la terra per ottenere una media del nostro terreno.
Mettere la terra in un vasetto trasparente, in cui aggiungiamo acqua. La terra deve essere circa un terzo del volume.
Mescolare vigorosamente.
Lasciare sedimentare un giorno.
Osservare il barattolo e gli strati che si sono formati: sabbia, limo e argilla si depositeranno separatamente a strati. Si distinguerà lo strato di sabbia sul fondo, l’argilla e Osservando possiamo capire come si compone il nostro terreno. Vedremo nel nostro vasetto depositarsi lo strato di sabbia, poco più sopra limo e argilla. Da qui si capisce se si tratta di una terra maggiormente argillosa piuttosto che ricca di limo o sabbia.
La misura del ph
Molto utile anche capire se il nostro orto ha un terreno è acido o basico, questo possiamo farlo sempre prendendo i campioni di terra dell’orto e testandoli con una cartina tornasole, facilmente acquistabile in farmacia. Ho scritto su questo tema un articolo dedicato.
Il valore di pH del suolo è un elemento molto importante da conoscere prima di fare l’orto: infatti ha notevoli implicazioni sulle coltivazioni, perché ha influenza sulla capacità delle piante di assorbire elementi nutritivi.
Il punteggio di pH non è un numero astratto: è strettamente legato alla presenza di calcio, che è il più importante tra i microelementi che servono agli ortaggi per crescere forti e sani nel nostro orto.
Ogni pianta ha un valore di pH “preferito”, che corrisponde alla condizione ideale per vivere e svilupparsi sana. La maggior parte degli ortaggi chiede un substrato neutro, compreso tra 6 e 7, mentre i piccoli frutti sono in genere piante acidofile, che prediligono valori di pH più bassi, intorno ai 4,5 / 5.
Nell’agricoltura da reddito le analisi del suolo vengono fatte fare in laboratorio, nell’orto familiare non si può sostenere spesso la spesa che comporta un’analisi chimica. Possiamo comunque imparare a studiare in modo casalingo le caratteristiche del nostro terreno, fino a fare in proprio una specie di analisi del suolo
La misura del pH dell’estratto acquoso di un terreno è fortunatamente molto semplice da realizzare “fai da te”, utilizzando una cartina tornasole reperibile in qualsiasi farmacia, in alternativa esistono dei misuratori. Scopriamo come misurare il pH e soprattutto cosa vuol dire avere un terreno acido o basico e quali correzioni si possono fare in agricoltura biologica.
Cos’è il valore pH
Il pH di un terreno è la misura numerica dell’acidità, ossia della concentrazione di ioni di idrogeno (H+) nella cosiddetta “fase liquida” del suolo, ovvero la soluzione circolante.
L’acidità di un terreno è determinata dal rapporto tra ioni idrogeno e ioni ossidrile, i composti chimici sciolti nell’acqua presente nel suolo concorrono alla variazione di questo valore.
La smetto coi paroloni, visto che in chimica anche io non sono molto ferrato. Quel che deve sapere chi coltiva l’orto è che il pH ha un importante influsso su tutta una serie di reazioni che avvengono in natura ed è determinante per la vita dei microrganismi del suolo. Di conseguenza ha effetti anche sull’attività dell’apparato radicale delle piante e in particolare sulla loro capacità di assimilare sostanze nutritive.
Potete vedere in questo grafico come a seconda dei diversi valori di pH varia la capacità delle piante di assimilare elementi dal suolo.
La misura teorica di pH oscilla tra zero e 14, dove più il valore è basso e più il terreno è acido. Intorno al 7 abbiamo la terra neutra mentre sopra si hanno suoli basici o alcalini.
Terreno acido: ph inferiore a 7 (minore è il ph più acido è il suolo).
Terreno neutro: ph = 7.
Terreno basico o alcalino: ph maggiore di 7 (maggiore è il ph, più basico è il suolo).
Come misurare il pH con una cartina tornasole
Per misurare il pH del terreno in proprio sono sostalzialmente 3:
Prelevare un campione medio del terreno.
Mettere la terra in acqua distillata.
Utilizzare la cartina tornasole.
Sono cose molto semplici, ma bisogna farle con cura, per non inficiare la misurazione. In particolare il prelievo del campione è bene spiegarlo.
Come prelevare un campione di terra rappresentativo
Per prima cosa volendo misurare il ph correttamente occorre procurarsi un campione di terra che rappresenti correttamente l’orto.
La terra non è omogenea, per cui se vogliamo ottenere un campione medio dobbiamo prelevare terreno in più punti (sottocampioni) e poi mescolare. Quindi prendiamo 5 o 6 sotto campioni in punti diversi dell’orto.
Non bisogna prendere terra troppo profonda, ma neppure troppo superficiale. Ogni sottocampione deve essere prelevato a circa 10 centimetri di profondità.
Se si è appena effettuata una concimazione ha poco senso misurare il pH, perché le reazioni provocate dalla sostanza organica aggiunta alterano i valori.
Uso della cartina tornasole
Dopo aver prelevato i vari campioni mischiamoli a ottenere il campione medio.
Un cucchiaio di terra di questo campione deve esser messo in un bicchiere d’acqua distillata, che verrà poi agitato mescolando.
Per una misura più precisa bisogna tenere il rapporto di 10 grammi di terra ogni 25 ml di acqua. E’ importante che l’acqua sia distillata perché altrimenti la composizione dell’acqua altera la misurazione.
Nella soluzione di acqua e terra si immerge la cartina tornasole, il tempo di immersione viene specificato sulla confezione.
A seconda del colore che si rileva sulla cartina si ottiene la misura di pH.
La cartina tornasole è semplice da trovare ed economica, su web si trova in blocchetti a pochi euro.
Misuratori di pH
Esistono anche dei misuratori di ph digitali, li trovate facilmente in vendita sul web, vengono anche chiamati piaccametri o phmetri.
Personalmente ritengo che per far poche misurazioni non valga la pena investire in un misuratore costoso dal prezzo alto.
Ci sono anche misuratori elettronici economici, ma attenzione: uno strumento phmetro troppo economico potrebbe esser poco affidabile. Per questo a chi vuole analizzare il suolo nell’orto consiglio di propendere per la cartina tornasole.
Come deve essere il pH per l’orto
Una volta imparato ad effettuare la misurazione è bene apprendere come valutare i risultati ottenuti e sapere quando un suolo si considera acido e quando invece è basico (o alcalino).
Il terreno neutro è quello con pH 7, valori superiori sono quelli dei suoli alcalini, sotto il 6 si hanno terreni tendenti all’acido. Se dalla misura risulta un terreno compreso tra 6 e 7 sarà ottimo per la maggior parte degli ortaggi. Quando il ph è inferiore a sei occorre renderlo più alcalino, si può provare a correggerlo con un apporto di calcio.
PH e vita vegetale
Il ph interferisce con le coltivazioni e per questo è utile misurarlo anche per un semplice orto.
Senza addentrarci troppo nelle specifiche implicazioni chimiche e fisiche dell’acidità possiamo dire che l’effetto principale per i vegetali sta nel favorire o meno l’assorbimento di determinati micro elementi. Un terreno acido favorisce l’assorbimento di elementi come il ferro, il rame e lo zinco, mentre altri, come calcio e magnesio, vengono assorbiti facilmente in ambienti alcalini.
Ogni pianta ha un differente bisogno di elementi nutritivi, per cui può trovarsi meglio su suolo acido o neutro, più raramente su terreni basici. La gran parte degli ortaggi prediligono un suolo tra i 5,5 e i 7 (quindi neutro o solo leggermente acido), anche gli alberi da frutto sono mediamente sugli stessi valori.
Alcune piante preferiscono valori inferiori, ad esempio il melo (ph ideale tra 5 e 6) e le patate (ph tra 4,5 e 6).
I piccoli frutti invece sono arbusti acidofili e vivono bene dove il terreno ha valori di pH inferiori al 6. Altre piante acidofile sono gli agrumi.
Correggere il pH del suolo
Dopo aver misurato il terreno e aver rilevato il valore di pH possiamo decidere se è adatto alla coltivazione o se richiede di essere corretto. La correzione del pH è possibile, anche se quando un suolo è eccessivamente acido o basico conviene lasciare stare.
Se un terreno ha una certa vocazione è probabile anche che col tempo torni a manifestarla, quindi la correzione non è semplicemente un lavoro da fare una volta, richiede poi un monitoraggio costante, con eventuali interventi di mantenimento.
Quindi se abbiamo un terreno con pH problematico dobbiamo darci da fare per abbassarlo o alzarlo:
Correggere un suolo acido
Se abbiamo un terreno acido dobbiamo correggerlo rendendolo più basico. Questo può essere importante per consentire alla pianta di assimUn suolo può essere acido, neutro o alcalino. Le piante spesso sono tolleranti rispetto a valori di pH non ottimali, ma possono essere penalizzate da valori molto lontani da questo, nella crescita e quindi nella produzione. Fortunatamente possiamo agire per modificare e correggere il pH di un suolo.
Conoscere il ph del proprio terreno è facile, non occorre inviarne un campione ad un laboratorio di analisi: possiamo farlo autonomamente con un misuratore di ph digitale, ovvero uno strumento chiamato “piaccametro”, al limite anche con una semplice cartina tornasole.
Una volta appreso il valore del ph, bisogna valutare se è necessario correggerlo tramite prodotti che tecnicamente si definiscono “correttivi”.
Nel valutare il pH del suolo si considera il valore 7 come neutro, i terreni acidi sono quelli che hanno un punteggio inferiore a 7.
Più nello specifico:
Terreno fortemente acido: pH compreso tra 5,1 e 5,5;
Terreno moderatamente acido: pH compreso tra 5,6 e 6;
Terreno debolmente acido: pH compreso tra 6,1 e 6,5;
Terreno neutro: pH compreso tra 6,6 e 7,3;
Terreni acidi: effetti e sintomi sulle piante
Il pH del suolo è importante perché determina alcuni effetti sulla disponibilità degli elementi nutritivi per le piante.
Questo significa che, a parità di contenuto dei vari elementi chimici presenti grazie alla sostanza organica e ai fertilizzanti che sono stati distribuiti, c’è una maggiore o minore possibilità per le piante di assimilarli, in relazioni ai valori del ph. Ciò è particolarmente legato alla loro solubilità nella “soluzione circolante”, la frazione liquida contenuta nel suolo stesso.
I parametri su cui l’acidità influisce maggiormente, e di conseguenza gli effetti sulle colture, sono i seguenti:
Disponibilità di calcio penalizzata, viene inibita dal ph molto acido del suolo, e questo porta a conseguenze come il marciume apicale nel pomodoro, come effetto combinato di squilibrio nella disponibilità idrica e carenza di questo elemento;
Disponibilità di magnesio e fosforo penalizzata;
Maggiore solubilità di ferro e boro;
Maggiore solubilità di alluminio, che ha un certo effetto tossico;
Più batteri e meno funghi nella composizione microbica del terreno, e in caso di pH molto basso, riduzione drastica del contenuto microbico generale;
Difficoltà nella mineralizzazione dell’azoto dalle forme organiche per opera dei batteri nitrificanti, e conseguente sviluppo stentato degli organi verdi dei vegetali (steli e fogliame).
Maggiore solubilità dei metalli pesanti, che muovendosi nel suolo con l’acqua possono facilmente raggiungere falde e corsi d’acqua.
Il ph ottimale per determinate colture
La maggior parte degli ortaggi e delle altre piante coltivate richiede un ph leggermente acido, compreso tra 6 e 7, che è quello in cui la maggior parte degli elementi nutritivi sono effettivamente disponibili al meglio.
Specie che richiedono espressamente terreni molto acidi sono i mirtilli e alcune ornamentali come le azalee, vengono definite piante acidofile. Mentre ad esempio le patate si trovano bene su terreni leggermente acidi.
Calcitazioni: correzione di un terreno acido
I terreni acidi si correggono tramite calcitazione, ovvero con la distribuzione di prodotti alcalini a base di calcio, come:
La calce idrata.
Il carbonato di calcio.
Indicativamente, per innalzare il ph di un punto servono 500 grammi/metro quadrato di una delle due sostanze, ma questo valore può essere un po’ maggiore nei suoli argillosi e inferiore in quelli sabbiosi, poiché anche la tessitura riveste un ruolo importante nella correzione dei suoli.
Inoltre, ci sono alcuni prodotti e sottoprodotti organici che concorrono ad innalzare il ph del terreno, quali:
Cenere di legna: va benissimo quella del camino, di legname naturale e non trattato da vernici o altro. Di solito chi ne dispone la usa regolamente nelle proprie coltivazioni come fertilizzante naturale, come strumento di prevenzione delle lumache o anche aggiunta al compost. Apporti annuali di cenere di legna sul terreno, sempre senza eccessi, aiutano ad ottenere valori di ph equilibrati.
Litotamnio, ovvero la farina di alghe calcaree che crescono sulle coste della Bretagna. La sua composizione è all’80% carbonato di calcio. In questo caso sono sufficienti 30 grammi/metro quadrato e ciò significa che per un orto di dimensioni medie, che può essere di circa 50 mq, ne serve 1,5 kg. Per tutte le altre superfici basta quindi calcolare le dovute proporzioni.
Calce di defecazione degli zuccherifici: è un sottoprodotto della lavorazione industriale della barbabietola da zucchero, ovvero il residuo del processo di depurazione dei sughi zuccherini che diventano poi saccarosio (lo zucchero classico che tutti conosciamo). Ai sughi zuccherini viene aggiunto del “latte di calce” derivato da rocce, e al termine del processo questo materiale così ricco di carbonato di calcio contiene anche una rilevante frazione organica. Usata come correttivo, per questo tipo di calce sono indicate quantità di 20-40 tonnellate/ettaro, ovvero 2-4 kg/metro quadrato.
Come ulteriore misura per favorire l’innalzamento del ph del terreno c’è l’irrigazione con acque dure, ovvero ricche di carbonati di calcio e magnesio, come l’acqua calcarea presente in molte zone.
Quando effettuare la correzione del terreno
Oltre a sapere come fare a correggere un terreno acido, è importante anche individuare il momento più adatto, che coincide con le lavorazioni principali.
Non bisogna poi dimenticare che un unico intervento di correzione non è risolutivo all’infinito: le correzioni devono essere ripetute periodicamente.
Infatti i motivi che rendono acido un suolo permangono e con il tempo potrebbero riportare quel suolo alle condizioni di partenza.
Correggere un suolo basico
Se il pH è maggiore di 7 il terreno è alcalino o basico, si deve correggere. Possiamo farlo mischiando torba bionda per renderlo acido oppure usando lo zolfo. La torba è un materiale poco ecocompatibile, teniamone conto nella scelta.
Anche questo intervento deve essere effettuato in maniera graduale e richiede poi un monitoraggio costante negli anni a venire. Per mantenere acido un suolo dopo averlo corretto si può scegliere di fornire un compostaggio o una pacciamatura organica tendenzialmente acida.
Che cosa significa terreno basico o alcalino
Il pH viene misurato come soluzione circolante, ossia misurando l’estratto acquoso di un terreno, in acqua demineralizzata, con un’apposita cartina colorimetrica, oppure mediante un’apposito piaccametro da inserire nel terreno. Non è difficile verificare in proprio il valore del pH di un terreno, senza la necessità di inviarne campioni presso laboratori specifici.
Si tratta di un parametro chimico che, salvo interventi correttivi regolari, tende a rimanere abbastanza stabile, e che è utile conoscere per avere indicazioni sulle conseguenze sulle piante e per escludere altri fattori per eventuali sintomi strani su foglie, steli e frutti.
La neutralità pura coincide con il pH uguale a 7, con valori più alti si ha un terreno alcalino.
Nello specifico vengono classificati:
Leggermente alcalini: terreni con pH compreso tra 7,4 e 8,1
Alcalini: terreni con pH compreso tra 8,2 e 8,6.
Effetti del pH basico
Il valore del ph del suolo influenza la disponibilità o meno degli elementi nutritivi per l’assorbimento radicale da parte delle piante.
Questo significa che può capitare che anche con abbondante presenza nel suolo di un certo elemento, per via del valore di pH la pianta non riesca ad assorbirlo in modo efficiente, poiché viene bloccato in composti insolubili.
Ecco quali sono gli effetti principali che si riscontrano in una condizione di suolo basico:
Indisponibilità del fosforo: il fosforo in condizioni di ph basico si lega al calcio formando fosfato bicalcico e fosfato tricalcico, ovvero dei sali molto insolubili. Il fosforo, come è noto, è uno dei tre macroelementi, ovvero gli elementi nutritivi che le piante assorbono in maggiori quantità, e che sui concimi è indicato con la lettera P. Le carenze di fosforo si manifestano con colorazioni bronzee o rosso porpora a partire dalle foglie più vecchie, ritardo e incompletezza nella maturazione dei frutti. A volte quindi non è utile concimare di più, ma correggere il ph del terreno abbassandolo.
Carenza di ferro, soprattutto nel caso di presenza di calcare attivo che si accompagna al ph basico. Le piante in questo caso ingialliscono, poiché affette dalla cosiddetta clorosi ferrica, a partire dalle zone internervali delle foglie giovani e dei germogli in accrescimento, e si possono notare disseccamenti dei margini. Nelle piante da frutto ci può essere molta cascola e formazione di frutti di piccola pezzatura.
Carenza di manganese: anche il manganese è un microelemento, e sebbene venga richiesto dalle piante in dosi inferiori rispetto al ferro, una sua carenza genera sintomi abbastanza evidenti, poiché anche il manganese riveste un proprio ruolo nella fotosintesi clorofilliana. L’ingiallimento in questo caso avviene anche nelle foglie vecchie, su cui possono comparire aree bruno-nerastre.
Carenza di rame: non si nota se lieve, ma se diventa eccessiva si manifesta tramite disseccamento delle punte dei germogli, e tramite raccorciamento degli internodi degli steli. Nel cavolo cappuccio può essere inibita la formazione della testa, mentre sulle piante di pomodoro si nota una colorazione verde bluastra nelle foglie giovani.
Carenza di zinco: anche in questo caso può verificarsi il raccorciamento degli internodi, anche di quelli apicali, che assumono un aspetto compatto a rosetta.
Esigenze delle piante in termini di pH
La maggior parte delle piante coltivate predilige ph neutri o leggermente acidi, e ci sono specie che addirittura richiedono ph decisamente acidi come i mirtilli, le azalee e le ortensie.
Piante che apprezzino il ph basico sono rare, quantomeno nessun ortaggio vuole un suolo alcalino, proprio perché in tali condizioni si verificano le carenze nutritive descritte sopra. Per questo occorre poi corregere acidificando. Vi si adattano l’olivo, il gelso, il noce e il ciliegio.
Correzione di un terreno alcalino
Dato che le piante coltivate non amano terreni alcalini, in presenza di suolo basico dobbiamo intervenire per correggere il pH e rendere il suolo più acido.
Per abbassare il pH si devono apportare zolfo o gesso, che però non sono molto economici.
Il gesso agricolo è anche un ammendante poiché aiuta a migliorare la struttura dei terreni compatti e a bloccare l’assorbimento, da parte delle piante, di eventuali metalli pesanti. Leggendo una scheda tecnica di un prodotto commerciale si può notare una dose consigliata di 700-1000 kg/ha per la coltivazione di ortaggi (gli estremi dipendono dal ph effettivo del proprio terreno), che si traduce quindi in 7-10 kg in 100 mq.
Un’alternativa è rappresentata dalla distribuzione nell’orto di sacchi di terriccio per acidofile, contenente molta torba ad effetto specifico. Possiamo iniziare con una prova di una quindicina di sacchi per un orto da 50 mq e vedere poi la differenza in termini di ph, e se necessario aggiungerne ancora.
Se si hanno querce nei dintorni, si possono utilizzare le foglie per la creazione di un compost dalla reazione abbastanza acida, così come gli aghi di pino o di abete, e anche la segatura di abete, utilizzata non solo nel compost ma come pacciamatura. Anche i fondi di caffè sono una sostanza acida che possiamo conferire nel compost per portare un pH minore.
Il pH dell’acqua
In alcuni casi può essere utile misurare anche il pH dell’acqua.
L’acqua d’irrigazione può essere basica o acida, questo a lungo andare può variare sul pH del terreno, ma se si controlla il pH del suolo si può tralasciare la misura dell’acqua.
Quando si fanno trattamenti insetticidi o fungicidi però può essere molto importante verificare il pH dell’acqua usata per diluire la sostanza, visto che alcuni principi attivi possono essere inibiti in acqua troppo acida o troppo basica.